Ho applicato la crema blu Nivea solo su un lato del viso ogni sera, il risultato dopo una settimana è sorprendente

Dal 1911 il vasetto blu di Nivea è un mito: applicato in versione slugging su metà viso ogni notte per una settimana, potrà davvero reggere il confronto con la skincare hi-tech come idratante notturno?

Dal 1911 il barattolo blu di Nivea è un classico che attraversa generazioni, apprezzato per usi che vanno dall’idratazione al doposole, fino alla maschera per capelli. Per valutarne la resa come idratante notturno, la crema è stata applicata ogni sera su una sola metà del viso per una settimana. Un test semplice e attuale, in scia alle routine di idratazione notturna e al fenomeno dello slugging, capace di parlare a chi vuole gesti essenziali e risultati concreti. La prova mette a fuoco ciò che conta: come si comporta di notte e quali accortezze adottare in base al proprio tipo di pelle.

Un classico intramontabile: la crema Nivea

Nel barattolo blu c’è più di un ricordo d’infanzia. C’è un’idea di cura essenziale che accompagna famiglie dal 1911. Da oltre 110 anni Nivea è un riferimento affidabile, riconoscibile, quasi domestico. La sua forza sta nella semplicità: pochi gesti, un film protettivo, una sensazione di comfort immediato.

La fama non nasce solo dall’idratazione del viso. Questa crema si presta a usi trasversali: mani screpolate, gomiti ruvidi, post-sole, persino impacchi per capelli. È un prodotto che attraversa le generazioni e, per questo, stimola la curiosità di chi ama testare routine contemporanee senza rinunciare ai classici.

Un esperimento curioso: metà viso idratato

L’idea è lineare e mette alla prova il quotidiano. Per 7 sere consecutive ho applicato la crema Nivea solo su una metà del viso, come idratante notturno. Dall’altra parte, nulla oltre la normale detersione. Obiettivo: capire se uno strato occlusivo potesse trattenere l’idratazione e rendere la pelle più uniforme al risveglio.

Di notte la pelle accelera il rinnovamento e può perdere acqua. Un cosmetico ricco funziona come barriera, riducendo l’evaporazione. Può una formula così tradizionale tenere il passo dei trattamenti più sofisticati?

Sette notti, risultati tangibili

Il primo riscontro è stato rapido. Dopo 1 notte, la zona trattata appariva più morbida, elastica, visibilmente più nutrita. Al tatto, una differenza netta. Con il passare dei giorni l’effetto si è consolidato: grana più regolare, luminosità più omogenea, minori segni di secchezza rispetto alla metà “nuda”.

La crema ha agito da scudo idrolipidico, sostenendo la texture e attenuando le piccole desquamazioni. Bene anche su arrossamenti da freddo, più calmi al mattino. Attenzione però alle quantità, specie se hai pelle mista o grassa: uno strato eccessivo può favorire micro-imperfezioni nella zona T, effetto tipico delle formule molto occlusive.

Consigli per l’uso e riflessioni finali

La chiave è l’uso moderato. Applica uno strato sottile, meglio su pelle leggermente umida dopo il siero. Se la tua pelle è secca, puoi usare questa tecnica 2 o 3 volte a settimana nelle fasi più fredde. Se è mista o incline ai brufoli, limita a 1 volta ogni 7-10 giorni, concentrandoti sulle aree che tirano.

Osserva sempre la risposta della tua pelle. Riduci la quantità se noti pori più visibili o lucidità persistente. In viaggio o dopo una giornata al vento, la crema Nivea resta un alleato pragmatico: sigilla, addolcisce, protegge. Un classico che continua a sorprendere perché fa una cosa semplice, e la fa bene.

Maria Iglesia
Scritto da Maria Iglesia

Maria Iglesia è redattrice e giornalista specializzata in casa, prodotti per la vita quotidiana e lifestyle. Scrive di novità, test di prodotto e consigli pratici per rendere ogni ambiente più funzionale, accogliente e moderno.